8.8.14

-Resto in pace.

Stanotte sono una disperata.
Poi sono una principessa.
Una diva del cinema puzzolente che arriva a notte inoltrata in un albergo di stazione lì ad aspettarla.
Una donna in nero stanca e distratta.
Una bambina triste.
Sono un'amante troppo adulta e piena di debolezze.
Torno pulita.
Ho abbandonato gli abiti neri.
Il dress-code può aspettare fino a domani.
Chiedo un latte schiumato.
Aspetto in silenzio guardando fuori come una bambola che non sa parlare.
Questo è il mio scritto notturno più bello.
Più dolce.
Più disperato.
Accosto pupazzi perché non riesco a parlare.
Fotografo pupazzi accostati perché non c'è mio figlio stanotte con me.

Vorrei crollare tra le braccia di Lorenzo ma resto nuda.
Completamente.


Con il mio flusso rosso tra le gambe che mi ricorda che sono libera.
Sta volta sono libera.
Ascolto la mia pancia che è stata vissuta da un bambino che stanotte non è tra i miei seni ad addormentarsi.
Fumo.
Fumo senza voglia.
Potrei cedere alla stanchezza di un lungo viaggio da un momento all'altro ma temo gl'incubi e stanotte Lorenzo non è con me.
Mi sono liberata di ogni oggetto.
Ogni volta scelgo con cura quale lasciare addosso a me e quale abbandonare.
Stanotte porto solo l'ultimo bracciale.
Quello che portava Ruben tra i ricci ma che mi ricorda mio padre e il fatto che altri mille gioielli come quello, devo venderli.
Perché sono povera.
Perché i soldi non bastano mai.
Resto nel ruolo che ho scelto questa notte.
Nonostante io non sappia quale sia.

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