9.11.14

-più carta meno social.

la questione è piuttosto semplice.
anche piuttosto trita e ritrita.
tra noi.
tra amici.
tra colleghi e conoscenti.
alle cene di famiglia e alle serate al bar tra amici di sempre.

si dovrebbe cercare di abbandonare un po' i social network e provare a scrivere di più -e sempre di più- sui propri diari, su pezzi di carta, su un foglio di scrittura del nostro computer ma non con fini legati alla condivisione sociale virtuale.

intendo esprimere un pesiero piuttosto comune e da molti condiviso:

abbiamo bisogno di cagare sfogliando un quotidiano oppure una rivista, di godere dela nostra sigaretta e del nostro caffè sul cesso mentre ci siamo solo noi e la nostra carta fatta di lettere e parole stampate ed insersti di immagini affascinanti o orrende.

si potrebbe addirittura comprare un giradischi e metterlo su un mobile nella nostra "sala da bagno" e ascoltare un vinile da lì.

non voglio essere sofisticata.
potete disporre anche di una semplice radiolina che usava vostro nonno per ascoltare le partire di calcio.

io voglio semplicemente dire che spesso -troppo spesso- facciamo tutto dal nostro smartphone e dalla nostra postazione.
che sia il cesso oppure la scrivania.

oltre a dover distaccare tra loro le divestre fonti che ci danno ispirazione dovremmo anche curare il prodotto che ci regalano queste ultime in maniera personale e intima.

senza badare continuamente alla condivisione virtuale di queste.

come evidentemente sto facendo io al momento.

però questa mia -ora- è voluta e particolarmente consapevole.

io ero sul cesso.
la sigaretta e il caffè con me.

ho deciso di lasciare fuori il mio smartphone come la musica che arrivava da un altro smatphone.

ho preso di corsa la prima rivista che avevo sulla scrivania in camera e mi sono chiusa in bagno con l'obiettivo -oltre a quello evidente, chiaro e fisiologico- di perdermi dentro la carta -non quella igienica (!!!)- di un mondo che fruisco e fruiamo troppo poco.

ho scoperto così un'artista: Serena Cole

ecco.
volevo condividere con voi la sensazione che è scaturita da questa scoperta più che la scoperta stessa.

ho immediatamente pensato che quest'artista e la sua biografia poteva esssere condivisa con amici e amiche di facebook -o di altri social network- e che sicuramente avrebbe fatto loro piacere venire a conoscenza e di belle immagini e di un nuovo giovane artista in generale.

ma c'è di più: ho immaginato un pezzo di quella rivista attaccata sulle pareti della mia camera.

un seducente disegno che faceva da cover all'articolo che presentava Serena Cole.

la mia attenzione si è mossa direttamente sulla prima delle due pagine.

Serena



Solo successivamente ho visto che c'era Cole.
anche Cole.

ho pensato che una rivista non si strappa.
non una rivista datata Novembre 2012, dal prezzo di 35 euro e che è arrivata pienamente gratuita nelle mie mani solo il mese scorso.
presa probabilmente da mio padre o da mia sorella in qualche negozio di design in qualche bella strada di Berlino.

perché?
perché proprio quella non va strappata?

perché è un archivio.
sono sbarcata -letteralmente sbarcata- qui a Berlino il 23 Ottobre 2012 e ad oggi sono passati poco più di 2 anni da quando intensamente vivo questa città.

la rivista resterà, per quanto possibile curata e intatta, nel mio patrimonio cartaceo.
nella mia modesta libreria.

questa rivista che oggi mi ha permesso di raccontarmi e raccontarvi è una fotografia della Berlino che mi ha accolto due anni fa e che sicuramente non è la stessa che oggi accoglierà i nuovi immigrati amici e non.

ora però mi sono stancata e anche se il tono è calato di pari passo con la velocità delle mie dita sulla tastiera, io mi auguro che il mio pensiero sia arrivato chiaro e sincero a tutti voi che alcune volte avete piacere nel leggermi.

Buon VENTICINQUESIMO anniversario di una splendida Berlino senza muro.


da - http://www.berlin.de/mauerfall2014/25-jahre-mauerfall/




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